
Il mio amore:
profumo di orchidea
e suono d'acqua.
Gibon Sengai
Dentro di noi c'è un luogo silenzioso e sacro dove possiamo ritirarci in qualsiasi momento ed essere noi stessi. Hermann Hesse

Il mio amore:
profumo di orchidea
e suono d'acqua.
Gibon Sengai

Pure, non riesco a levarmi di mente lo scarto che c'è fra idee e vita. Uno scarto permanente, per quanto noi cerchiamo di celarlo con una tenda colorata. E non va. Le idee debbono sposarsi all'azione; se in loro non vi è sesso, non vita, non c'è azione. Le idee non possono esistere da sole nel vuoto del pensiero. Le idee sono in rapporto con la vita: idee di fegato, idee di reni, idee interstiziali ecc. Se fosse stato sol per amore di un'idea, Copernico avrebbe infranto il macrocosmo esistente e Colombo si sarebbe disperso nel Mar dei Sargassi. L'estetica dell'idea produce vasi di fiori e i vasi di fiori si mettono alla finestra. Ma se non c'è né pioggia né sole a che serve mettere i fiori fuori della finestra?
Henry Miller, Tropico del Cancro, Mondatori.

Gustav Klimt, Interno del Vecchio Burgtheater
Gli uomini devono sapere che in questo teatro che è la vita umana è concesso solo a Dio e agli angeli di fare da spettatori.
Francesco Bacone, The Advancement of Learning
Nella tempera Interno del Vecchio Burgtheater del 1888, Klimt “fotografa” il teatro di Vienna prima della sua demolizione, quello stesso anno il teatro fu trasferito nella nuova sede del Ring, edificata su progetto di Karl Freiherr von Hasenauer e Gottfried Semper.
Il soggetto avrebbe previsto una veduta del palcoscenico dal fondo, Klimt invece decide di rappresentare la platea vista dal palco, ribaltando così le due realtà ed elevando gli spettatori ad attori.
I personaggi sono resi in prospettiva e collocati come fossero in parata; ognuno sembra uscito da un proprio ritratto individuale, abbigliato per un ballo in maschera e pronto a recitare la propria parte.
Se il teatro è il luogo in cui realtà illusione s’intrecciano. Cosa è realtà, cosa è pura apparenza?

Tristeza não tem fim
Felicidade sim...
A felicidade è como a gota
De orvalho numa petala de flor
Brilha tranquila
Depois de leve oscila
E cai como uma lagrima de amor
A felicidade do pobre parece
A grande ilusão do carnaval
A gente trabalha o ano inteiro
Por um momento de sonho
Pra fazer a fantasia
De rei, ou de pirata, ou jardineira
E tudo se acabar na quarta feira
Tristeza não tem fim
Felicidade sim...
A felicidade è como a pluma
Que o vento vai levando pelo ar
Voa tão leve
Mas tem a vida breve
Precisa que haja vento sem parar
A minha felicidade està sonhando
Nos olhos da minha namorada
E` como esta noite
Passando, passando
Em busca da madrugada
Falem baixo por favor
Pra que ela acorde alegre como o dia
Oferecendo bijos de amor
Tristeza não tem fim
Felicidade sim...
A felicidade é uma coisa louca
Mas tão delicada também
Tem flores e amores de todas as cores
Tem ninhos de passarinhos, tudo de bom ela tem
E é por ela ser assim tão delicada
Que eu sempre trato dela muito bem
Tristeza não tem fim
Felicidade sim
Antonio Carlos Jobim - Vinícius de Moraes
La felicità
Tristezza non ha fine
Felicità sì...
La felicità è come la goccia
Di rugiada sul petalo di un fiore
Brilla tranquilla
Dopo lievemente oscilla
E cade come una lacrima d`amore
La felicità del povero assomiglia
Alla grande illusione del Carnevale
La gente lavora l'anno intero
Per un momento di fantasia
Per fare un costume
Di re o di pirata o di giardiniera
Poi tutto finisce mercoledì
Tristezza non ha fine
Felicità sì...
La felicità è come la piuma
Che il vento solleva per aria
Vola così lieve
Ma ha una vita breve
Ha bisogno che il vento non finisca
La mia felicità sta sognando
Negli occhi della mia innamorata
E`come questa notte
Che passa che passa
In cerca dell`aurora
Parlate piano per favore
Perché lei si svegli allegra come il giorno
Offrendo baci d`amore
Tristezza non ha fine
Felicità si...
La felicità è una cosa pazza
Ma anche così delicata
Ha fiori ed amori di tutti i colori
Ha nidi di piccoli uccelli, tutto ha di buono
E è per lei essere così delicata
Che sempre mi tratta molto bene

Viviamo in una costellazione
Di chiazze e schizzi,
non in un mondo unico,
in cose dette bene in musica,
al pianoforte e con parole,
come in una pagina di poesia:
pensatori senza pensieri conclusivi
in un cosmo sempre incipiente,
così come, quando scaliamo un monte,
il Vermont si combina d’improvviso.
Wallace Stevens, July Mountain

Joseph Kossuth, (significato)
Ciò che separa differenti lettere una dall'altra è esattamente ciò che permette loro di essere riunite in una parola. Analogamente, ciò che separa le parole è anche ciò che riunisce le parole in frasi. Così, alla fine, è in questa interazione tra diversi livelli che il significato del tutto sembra emergere. E, se si chiede dove poter localizzare il significato del linguaggio, si giunge alla strana ma suggestiva idea che esso si trova negli spazi bianchi tra le parole scritte, o negli spazi tra le lettere. Quest'idea, che ho trovato in uno scritto cabalistico dell'inizio del secolo, anche se non esattamente nel contesto in cui la espongo qui, è un modo apparentemente paradossale per dire che il significato non può essere localizzato da qualche parte come qualcosa di statico. Piuttosto esso si crea come risultato di un processo di auto-organizzazione del linguaggio, l'articolazione dei livelli essendo, in questo processo, la parte cruciale.
[…]
Se desideriamo considerare i livelli di organizzazione come livelli ontologici, oppure come risultati di discipline, il linguaggio sembrerebbe intermedio tra mente e corpo, o tra fisica e psicologia.
Henri Atlan, «Finalità non comuni», in Ecologia e autonomia, Milano 1988.

Attraversi il bosco tiepido Aprile
consoli da sempre il viandante
pensieri leggeri si uniscono alle resine dei pini
si fa chiara la mente come nuvola
pensieri leggeri si uniscono alle luci e ai colori
al silenzio lontano delle nuvole
Entri dentro le case tiepido Aprile
risvegli all'amore gli amanti
mi affido al vento ai profumi del tempo
agli umori delle stagioni a meridione
pensieri leggeri si uniscono alle resine dei pini
al silenzio lontano delle nuvole
Franco Battiato, Il vuoto (2007)

Annibale Carracci, Ercole al bivio, 1596-1598, Napoli, Museo di Capodimonte
La tela l’Ercole al bivio era destinata al piccolo camerino del palazzo romano del cardinale Odoardo Farnese; si trovava al centro del soffitto tra gli affreschi della volta, con le Storie di Ercole. Nel 1662 la tela fu rimossa e inviata a Parma nella residenza ducale, mentre l’originale fu sostituito con una copia.
L’opera ritrae la figura vigorosa e plastica di Ercole mentre è seduto a meditare tra due figure femminili che gli indicano le strade; le figure personificano a sinistra la Virtù, e a destra il Vizio.
Il paesaggio sullo sfondo è diviso in due parti. A sinistra una zona deserta, un albero morto, un sentiero che si snoda sulla montagna in cima al quale vi è Pegaso alato. La metà destra presenta una visione di pace e di prosperità tra alberi rigogliosi e un cielo sereno; in basso carte da gioco, maschere e musica.
Il paesaggio secondo l’espediente comune nella pittura tardorinascimentale e rinascimentale è simbolicamente contrastante, è un paesaggio moralistico e metaforico. I valori simbolici suggeriti dallo scenario arido e desolato a sinistra indicano le ammirevoli virtù, mentre quello ricco e ameno a destra indicano il vizio, il piacere.
Secondo il mito quando le donne scomparvero Ercole decise di incamminarsi per il sentiero faticoso, scelse la via indicata dalla Virtù: ebbe così una vita piena di lotte e di prove, fra cui le famose dodici fatiche, ma alla fine guadagnò la fama e l'immortalità tramandate dal poeta, raffigurato in basso all’angolo a sinistra nel quadro.
Il mito oltre a dare un valore moraleggiante, esorta ad una presa di posizione alla presenza di un’alternativa da cui dipenderà il corso della propria vita. Le donne (personificazioni) non mostrano ciò che deve fare Ercole, ma l’invitano a fare una scelta. Il trovarsi al bivio è il segno di una presa di coscienza, di responsabilità di un compito che può dirsi assolto soltanto svolgendolo.
Nel cavo di un giglio c’è un ombra