giovedì 28 giugno 2007

Baci cinematografici

 


Nuovo Cinema Paradiso


 


 




 


 


"...la suggestione del fascio di luce del proiettore che riesce a disegnare le immagini sullo schermo..."

 


Giuseppe Tornatore


 


 


 


Musica: Ennio Morricone

giovedì 21 giugno 2007

Pausa


 


Ogni tanto bisogna fare
una pausa
contemplarsi
senza l'abitudine quotidiana
esaminare il passato
dato per dato
tappa a tappa
mattonella per mattonella
e non piangersi le menzogne
ma cantarsi le verità.

Mario Benedetti

lunedì 18 giugno 2007

L’animale

Franco Daga, Mandragola







Vivere non è difficile potendo poi rinascere
cambierei molte cose un po' di leggerezza e di stupidità.
Fingere tu riesci a fingere quando ti trovi accanto a me
mi dai sempre ragione e avrei voglia di dirti
ch'è meglio se sto solo ...
Ma l'animale che mi porto dentro
non mi fa vivere felice mai
si prende tutto anche il caffè
mi rende schiavo delle mie passioni
e non si arrende mai e non sa attendere
e l'animale che mi porto dentro vuole te.
Dentro me segni di fuoco è l'acqua che li spegne
se vuoi farli bruciare tu lasciali nell'aria
oppure sulla terra.
Ma l'animale che mi porto dentro
non mi fa vivere felice mai
si prende tutto anche il caffè
mi rende schiavo delle mie passioni
e non si arrende mai e non sa attendere
e l'animale che mi porto dentro vuole te. 













  Franco Battiato, in Mondi Lontanissimi (1985)

lunedì 11 giugno 2007

...

La stessa corrente di vita
che scorre nelle mie vene,
notte e giorno scorre per il mondo
e danza in ritmica misura.

E' la stessa vita che germoglia
gioiosa attraverso la polvere
negli infiniti fili dell'erba
e prorompe in onde tumultuose
di foglie e di fiori.

E' la stessa vita che viene cullata
nella cuna oceanica di  nascita e morte                                                                                            Eva Antonini, Intesa (dettaglio)
nel flusso e riflusso della marea.

Sento le mie membra diventare splendide
al tocco di questo mondo pieno di vita.
E il mio orgoglio viene dall'eternità
che danza nel mio sangue in questo istante.


Rabindranath Tagore, Gitanjali









  Giovanni Allevi,Come sei veramente



giovedì 7 giugno 2007

L'ombelico del mondo


 


Ogni volta che visito il Foro torno a chiedermi se sia mai esistito altrove uno spazio che, come questo, abbia rappresentato per secoli l'ombelico del mondo, che abbia evocato anche da un punto di vista geografico, fisico, il fatto straordinario che Roma era il centro dell'universo e il Foro il centro di Roma, e che dunque lì, su quel terreno, ai piedi di quei templi e di quelle statue, alle falde di due colli fatali, Palatino e Campidoglio, s'incrociavano le grandi coordinate planetarie della civilizzazione umana e del trionfo del diritto. Nei pressi dell'arco di Settimio Severo esiste ancora una base circolare che contrassegnava e sosteneva l’umbilicus Urbis, l'ombelico della città, cioè del mondo. Sorgeva poco lontano da lì il mìliarium aureum, una colonna rivestita in bronzo che dava il punto zero di tutte le grandi vie imperiali irradiantesi dal Foro per ogni dove: le gelide foreste del nord, gli infuocati deserti africani, le steppe asiatiche che si perdevano in uno spaventoso ignoto, eterna sfida per le legioni e per la stessa dimensione del pianeta.
I1 Foro è oggi un insieme di resti smozzicati, ciò che è sopravvissuto alle distruzioni degli invasori, alle calamità naturali, ai saccheggi dei suoi stessi cittadini: le statue sono state spezzate, le colonne abbattute, le strade disselciate; gli edifici sono stati ridotti a cumuli di rovine, i marmi cotti nei calderoni per fame calce, le decorazioni e gli ornamenti sono stati rubati e dispersi per il mondo. Ciò che rimane è cenere, nude mura, minuscoli detriti multicolori, una moneta alle volte o un dado da gioco, un piccolo monile. Nel Foro si trovano, però, non soltanto questi minimi resti, ma anche precise indicazioni di luogo e dì tempo, puntuali riferimenti alle vicende degli uomini, compresi coloro che, nel passato, stringevano tra le mani i destini del mondo.


Corrado Augias, I segreti di Roma, 2005.

martedì 5 giugno 2007

Il Ciarlatano



Sempre il mondo fu pien di vendifrottole,
che van spacciando le più strane iperboli.
L'uno sul palco bravar osa il diavolo,
e l'un ti stampa sopra un cartellone
ch'egli ti dà dei punti a Cicerone.
Un di costor solea dare ad intendere
di possedere l'arte assai difficile
di render dotti i più massicci zotici.
- O contadino o tanghero ignorante,
in breve tempo io ve lo cambio in Dante.

- Signori sì, - dicea, - datemi un asino,
un asino ferrato ed io più classico
vel do di quanti sono all'Accademia -
...

Jean de La Fontaine,
Il Ciarlatano,
Le Favole, Libro VI - Favola 19
Traduzione di Emilio De Marchi.























Gerrit Dou, Il Ciarlatano, Museum Boymans-van Beuningen, Rotterdam


 







Il dipinto del 1652, si trova oggi nel museo Boymans-van Beuningen a Rotterdam, mostra un ciarlatano con il suo costume teatrale su un palchetto che elogia le proprie merci ad un pubblico variopinto, mentre un pittore (riconoscibile come tale dalla tavolozza nella mani) si sporge da una finestra.
Tutte le figure che compongono il pubblico: bambini, vecchie donne di mercato, una giovane domestica, un contadino e un cacciatore, formano un'attenta raccolta di tipi che possono essere direttamente associati con la gente semplice, ad eccezione del pittore che guarda verso lo spettatore. Si tratta di una divertente rappresentazione di stupidità e inganno.


Il pittore, per consacrazione riconoscibile come Dou stesso, si rivolge divertito all'osservatore e mostra l'innocenza dei semplici che si fanno ingannare dalle belle parole. Non è un caso che Dou ritrae se stesso e il ciarlatano l'uno accanto all'altro. Egli paragona spiritosamente la forza del suo inganno visivo con la frode perpetrata dal ciarlatano. Entrambi stanno vendendo illusioni, ma mentre uno inganna gli ignoranti e i semplici, l’altro raggira un raffinato pubblico di amanti d’arte con le sue belle illusioni: oggetti estremamente costosi dall’apparenza senza esistenza che deliziano l’osservatore, ritraendo nello stesso tempo una specchio della morale.



Fonte: Eric Jan Sluijter, In che modo è realistica la pittura dei Paesi Bassi nel Seicento, 1990 trad. Giovanna Capitelli in AA. VV. Tracce per lo studio della cultura figurativa fiamminga e olandese dal XV al XVII secolo, 1997.




 

venerdì 1 giugno 2007

Ricordo una stanza

Nairobi, 3 dicembre 1975 



Ricordo una stanza
- la penombra come un dono -
fresca nei meriggi di sole
sussurri e odor di legno -
sospesa nel tempo
come un sogno d'estate
frusciare di lenzuola
e dolce
musica come malinconia.

Ricordo una stanza
antica come un remoto fienile
ancora l'alba e asciutto
pulviscolo dorato
echi dì voci passate
lavorio su un'aia bianca
dì pietre e terra.

Ricordo il mio cuore, assurdo
pulsare di giovinezza
i gradini troppo scoscesi
l'ansia dì quiete
e un uscio bruno
venato di attesa.



Kuki Gallmann, Il colore del vento. Diario d’Africa 1974-1984