venerdì 24 agosto 2007

Su una prima pagina


 


 


Penna, lascia che scorra qui la tua nera fonte.



Questo è il portico in cui l'Idea alza la fronte
luminosa e nel tempio penetra del suo rito.




Delle lettere il simbolo divino sia graffito
in gloria del veggente, la cui anima è lira.



Benedetto chi intende, benedetto chi ammira.



Di sogno, argento o neve, la bianca porta è certa.
Voi che pensate entrate, voi che sognate. È aperta.


 



Rubén Darío

mercoledì 1 agosto 2007

Realtà colorata






Non esiste il colore in assoluto. E’ sempre un rapporto. Un rapporto tra l’oggetto e l’osservatore (addirittura lo stato fisico dell’osservatore), tra l’oggetto e la direzione dei raggi che l’illuminano, tra la materia di cui è formato l’oggetto e lo stato psicologico dell’osservatore, nel senso che entrambi si suggestionano a vicenda. L’oggetto cioè con il suo colore ha una determinata suggestione sull’osservatore, e questi contemporaneamente vede il colore che in quel momento ha interesse o piacere a vedere in quell’oggetto.


 
[…] E’ con l’abitudine che si impara a guardare i colori. E’ dopo una certa esperienza che riusciamo a distinguere quanto c’è di grigio in un giallo o quanto c’è di blu in un grigio. E questi sono fattori dai quali non si può prescindere nel cinema a colori perché la pellicola riproduce molto più fedelmente di quanto l’occhio umano non sia in grado di vedere e riprodurre quel colore in un determinato oggetto.




[…] Ma nel cinema tutto ciò che nella vita comune è inconscio deve diventare consapevole. E lo diventa appunto con l’abitudine, l’abitudine a guardare i colori così come sono, a guardare la realtà così com’è. Colorata.


 


Michelangelo Antonioni

 


 


 


 


Beppe Sebaste, I quadri di Michelangelo Antonioni