lunedì 30 aprile 2007

L’Io mutevole e ondeggiante


Eva Antonini, Vivido (dettaglio)



Ora, le linee del mio ritratto non si disperdono, benché cambino e si diversifichino. Il mondo non è che un movimento continuo. Ogni cosa vi si muove senza tregua: la terra, le rocce del Caucaso, le piramidi d'Egitto, e del movimento pubblico e del proprio. La stessa costanza altro non è che un movimento più languido. Non posso assicurare il mio oggetto. Se ne va fosco e barcollante, di una ebbrezza naturale. Lo colgo in questo punto, come si presenta, nell'istante in cui me ne interesso. Non dipingo l'essere. Dipingo il passaggio…


Michel de Montaigne, Saggi, vol.III, (Essais, III, 1588) 1996



 


 



… La natura umana è incostante, instabile, soggetta a continui mutamenti e si trova sempre in una stato di fluidità, sempre sospesa fra condizione, tendenze, stati d’animo diversi; perché scivola senza sosta da un piano all’altro e rivela la sua vera natura non nell’essere, ma nel trapasso.


Arnold Hauser, Il Manierismo, 1964.

venerdì 27 aprile 2007

Pittore del silenzio


Caspar David Friedrich, Donna alla finestra, Berlino, Nationalgalerie



 


"Ogni vera opera d'arte viene concepita in un'ora sacra e nasce in un'ora felice, il più delle volte senza che l'artista ne abbia coscienza, da un impulso del cuore"
Caspar David Friedrich



 



La tela Donna alla finestra, del 1822 mostra la moglie del pittore affacciata alla finestra del nuovo studio con vista sul fiume Elba. I pioppi sull'altra sponda, appena intravisti sullo sfondo, come gli alberi delle navi danno l’idea di spazi sconfinati e di viaggi.
I personaggi di Friedrich sono spesso ritratti di spalle osservano da una finestra, o verso il basso, dall'alto di una rupe, qualcosa che lo spettatore non può vedere. I loro sguardi sono rivolti “altrove”, fuori dal quadro verso zone che non è dato da vedere con gli occhi, ma forse è possibile solo immaginare.
Che cos’altro vedrà la signora oltre il corso del fiume e il porto, esso stesso metafora della distanza e della lontananza?


 


 



Caspar David Friedrich, Dalla finestra dello studio, Kunsthistorisches Museum, Vienna




giovedì 26 aprile 2007

Leggerezza



Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.



[…]
Ora avvenne un giorno che, essendo Guido partito d'Orto San Michele e venutosene per lo Corso degli Adimari infino a San Giovanni, il quale spesse volte era suo cammino, essendo arche grandi di marmo, che oggi sono in Santa Reparata, e molte altre dintorno a San Giovanni, e egli essendo traile colonne del porfido che vi sono e quelle arche e la porta di San Giovanni, che serrata era, messer Betto con sua brigata a cavai venendo su per la piazza di Santa Reparata, vedendo Guido là tra quelle sepolture, dissero: «Andiamo a dargli briga»; e spronati i cavalli, a guisa d'uno assalto sollazzevole gli furono, quasi prima che egli se ne avvedesse, sopra e cominciarongli a dire: «Guido, tu rifiuti d'esser di nostra brigata; ma ecco, quando tu avrai trovato che Idio non sia, che avrai fatto?».
A' quali Guido, da lor veggendosi chiuso, prestamente disse: «Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace»; e posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall'altra parte, e sviluppatosi da loro se n'andò.
[Boccaccio, Decameron, VI, 9]



[…]
Ciò che ci colpisce è l'immagine visuale che Boccaccio evoca: Cavalcanti che si libera d'un salto «sì come colui che leggerissimo era».
Se volessi scegliere un simbolo augurale per l'affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l'agile salto improvviso del poeta-filosofo, che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d'automobili arrugginite.



Italo Calvino, Lezioni Americane, Garzanti, 1988.

domenica 22 aprile 2007

  



Jiang Guo Fang, Harmonious Moments 


 


 


Hai chiuso gli occhi.


 


Nasce una notte


piena di finte buche,


di suoni morti


come di sugheri


di reti calate nell'acqua.


 


Le tue mani si fanno come un soffio


d'inviolabili lontananze,


inafferrabili come le idee.


 


E l'equivoco della luna


e il dondolio, dolcissimi,


se vuoi posarmele sugli occhi,


toccano l'anima.


 


Sei la donna che passa


come una foglia.


 


E lasci agli alberi un fuoco d'autunno.


 




Giuseppe Ungaretti, Canto quinto